Pubblicato da: thomas | febbraio 14, 2009

KYOTO 4 ANNI DOPO; OBIETTIVO NON RAGGIUNTO!

Risale a quattro anni fa l’effettiva ratifica del protocollo di Kyoto, ma da allora praticamente niente è stato fatto, come impegno concreto per la diminuzione delle emissioni di CO2; al contrario l’emissione sono aumentate.

Dal 1990 al 2006 sono, infatti, passate da 20,95 miliardi di tonnellate a 27,89 miliardi di tonnellate di CO2, con un incremento di quasi 7 miliardi di tonnellate in soli 16 anni.

 

Le cause di quest’incapacità di portare a termine gli impegni previsti dal protocollo sono molteplici, ma tra le principali ci sono sicuramente l’incapacità di disporre di strumenti di controllo efficienti, di imporre sanzioni adeguate agli stati che violano gli accordi e una generale debolezza della politica nei confronti di questo problema.

 

L’aumento delle emissione è poi da attribuire alla crescente industrializzazione dei paesi in via di sviluppo, i quali, ormai, contribuiscono al 53% della produzione mondiale, di gas serra.

Anche le politiche inquinanti degli Stati Uniti, hanno contribuito notevolmente, a quest’aumento.

Le emissioni di questa nazione, infatti, contribuiscono da sole al 20% di tutta la produzione di CO2 globale e negli ultimi anni, anche a causa della mancata ratifica del protocollo di Kyoto, sono aumentate del 16% rispetto al 1990.

 

Inoltre, la mancata ratifica, da parte degli Stati Uniti, ha spinto i paesi di nuova industrializzazione a non attuare politiche di diminuzione delle emissioni.

L’attuazione internazionale delle politiche “salva clima” non è di facile attuazione, poiché oltre alla necessità di diminuire le emissioni nei paesi industrializzati, c’è anche l’impossibile obiettivo di contenere quelle dei paesi in via d’industrializzazione, come ad esempio la Cina, che proprio nel 2008 ha superato la produzione di gas serra degli USA.

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Continua drammaticamente lo scioglimento dei ghiacci nella regione della Penisola Antartica, considerata da molti scienziati uno dei principali “campanelli d’allarme” per quanto riguarda gli effetti dei cambiamenti climatici sul pianeta Terra.

Infatti, alcune regioni del pianeta, sono interessate dal fenomeno del global warming, in maniera più veloce e consistente rispetto ad altre.

 

Un osservato speciale da parte degli scienziati è la piattaforma di ghiaccio chiamata Wilkins, situata tra le isole di Charcot e Latady.

Su questa enorme massa di ghiaccio, della dimensione di decine di chilometri, hanno cominciato, nel febbraio 2008, a crearsi una lunga serie di fratture, che ne hanno distrutto una gran parte.

 

Gli studiosi credono che la piattaforma ghiacciata Wilkins possa fare la stessa fine della famosa Larsen B, andata completamente distrutta, in pochi giorni, nel Marzo 2002.

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La posizione delle piattaforme ghiacciate,interessate dalle rotture,nella Penisola Antartica.La Larsen B già andata completamente distrutta nel 2002 e la Wilkins, la cui rottura è inziata nel febbraio 2008 ed è, attualmente, ancora in corso. 

 

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 Le immagini satellitari mostrano tutte le enormi fratture della piattaforma Wilkins.Soltanto un lungo ponte di ghiccio è rimasto a collegare le isole Charcot e Latady, tra di loro. Nell’immagine sono anche indicate le fratture piu recenti, avvenute tra l’agosto e dicembre 2008.

La frequenza di nubi ad alta quota, ai tropici terrestri, del tipo associato a tempeste tropicali e a forti alluvioni, è in aumento come risultato del global warming.

Questa è la conclusione degli scienziati del Jet Propulsion Laboratory, della NASA, di Pasadina, in California.

Dai dati del satellite Aqua, che ha osservato ben 6000 di queste nubi, grazie ad immagini ad alta definizione nella lunghezza d’onda infrarossa, è emerso che c’è una forte relazione tra la frequenza d’apparizione di queste nubi (nuvole che si formano ad alta quota, ad un altitudine di circa 20 km e che sono le dirette responsabili di forti alluvioni e tempeste tropicali), e la stagionale variazione della temperatura media degli oceani.

 

Infatti, per ogni grado centigrado d’incremento, della temperatura degli oceani, è stato registrato un aumento della comparsa di queste nubi del 45%.

Il global warming ha quindi un contributo decisivo nell’aumento delle tempeste tropicali, delle alluvioni e degli uragani, essendo egli, il diretto responsabile dell’aumento della temperatura media degli oceani, di circa 0,13 gradi ogni decade.

 

Questi fati hanno contribuito notevolmente a migliorare i modelli climatici precedenti, e hanno stabilito che con un aumento della temperatura media degli oceani, previsto in 1,8 °C ogni 20 anni, l’effetto sull’aumento delle tempeste tropicali e sulle alluvioni potrebbe essere maggiore di quanto previsto in precedenza.

Negli ultimi tempi sono sotto gli occhi di tutti, le dichiarazioni delle autorità politiche di tutto il mondo riguardanti la necessità di un impegno deciso e globale, per la lotta alle emissioni di gas serra.

Questo suscita molte speranze per tutti coloro che sperano in un futuro in cui le parole “sviluppo sostenibile” non saranno solo un miraggio lontano ed irraggiungibile.

Ma com’è la reale situazione, riguardo lo stato attuale, delle emissioni di CO2 ?

Molto negativa!

 

I dati dimostrano, infatti, che mentre i politici del pianeta spendono tante belle parole sulla riduzione delle emissioni, le stesse sono in aumento.

Le emissioni globali di CO2 sono passati, infatti, da 22,6 miliardi di tonnellate nel 1990 a 31 miliardi di tonnellate nel 2007, con un aumento del 37%.

Gli Stati Uniti che con solo il 4,6% della popolazione mondiale, sono i responsabili, da soli, del 20% delle emissioni; hanno prodotto il 27% in più di CO2 nello stesso periodo.

Un aumento ridicolo se confrontato con quello di paesi come la Cina, che passando da 2,3 a 5,9 miliardi, ha aumentato le sue emissioni del 150%, in neanche 20 anni e questo numero è destinato ad aumentare ancora rapidamente.

In tutto questo ha anche un influenza importante la deforestazione, che aggiunge annualmente 6,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera.

 

L’organismo internazionale “Worldwatch Insitute” ha recentemente dichiarato che serve un’immediata inversione di tendenza, con la necessità di iniziare ad attuare immediatamente piani concreti a lungo termine.

                    

 

I nuovi dati dei satelliti NASA confermano che l’aumento delle temperature nella parte ovest del continente sarebbe addirittura superiore a quello maggiormente noto della penisola Antartica.

In un primo momento si pensava che questa parte del continente fosse decisamente più stabile, ma gli ultimi dati hanno smentito gli scienziati.

 

Infatti, i dati registrati dalle stazioni a terra insieme a quelli, più recenti, dei satelliti hanno dimostrato che l’incremento medio della temperature, in tutto il continente Antartico, sarebbe di 0,12 °C ogni decade, dal 1957 al 2006.

Questo significa un aumento di circa mezzo grado, in mezzo secolo.

 

Il dato che emerge, invece, da misurazioni effettuate nello stesso periodo di tempo, nella parte ovest del continente, sarebbe decisamente maggiore; intorno a 0,17 C° ogni decade.

Questo incremento delle temperature, cosi significativo, è da attribuire alla particolare vulnerabilità di quest’area che è influenzata dell’aumento delle temperature dell’oceano.

Il mare, infatti, si infiltrerebbe sotto la piattaforma di ghiaccio ed andrebbe ad interagire direttamente con le nevi sulla terraferma, determinando un riscaldamento maggiore di questa area rispetto al resto del continente.

 

Se tutto il ghiaccio di quest’area, si sciogliesse o si spezzasse, il livello medio dei mari del pianeta si innalzerebbe di 5 o 6 metri.

Se questo dovesse accadere, si dovrebbe riscrivere le cartine geografiche del pianeta; sarà quindi decisivo capire se questo trend d’aumento delle temperature continuerà ancora in questo secolo.

 

 

 

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L’immagine sopra, mostra l’aumento medio delle temperature nel continente Antartico ( in gradi Celsius ); è ben evidente quanto il problema sia piu significativo nella parte occidentale.

 

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 La famosa piattaforma di ghiaccio Larsen B, nella Penisola Antartica. Questo enorme blocco di ghiaccio si disintegrò completamente in pochi giorni; la parte ovest del continente farà la stessa fine?

Anche se questo blog non è stato creato con l’intento di avere contenuti politici o di essere in qualche modo influenzato da opinioni non strettamante scientifiche; ho deciso di farlo partecipare alla CATENA DI BLOG CONTRO IL TAGLIO DEI FONDI PER L’EFFICIENZA ENERGETICA.

Il motivo di questa aperta presa di posizione è che in ogni modo, senza una concreta azione politica, i problemi ambientali non verranno mai risolti.

Questo scelta quindi non è una presa di posizione politica…MA BENSI UN DOVERE MORALE!

Se anche tu vuoi partecipare alla catena, visita questo link dove potrai trovare anche dettagliate informazioni sul decreto:

http://blog.libero.it/KudaBlog/6021706.html

grazie.

Alle isole Hawaii, dal 2012 si comincerà a circolare per le strade quasi esclusivamente in auto elettrica. I nuovi automobilisti non dovranno temere di restare senza batterie, perché le isole del sole e del vento saranno dotate per quella data di una rete di punti di ricarica in tutto e per tutto analoga a quella degli attuali distributori di benzina. Potranno fermarsi al distributore, ricaricare le batterie, ripartire. E avere la coscienza ecologicamente pulita per la consapevolezza che anche quel ‘carburante’ appena acquistato è stato a sua volta prodotto da impianti eolici e a pannelli solari.

Il progetto prevede un compartecipazione tra pubblico e privato e ha l’obiettivo di arrivare da un lato a una maggiore produzione di energia elettrica partendo dall’energia ‘pulita’ (eolica, solare); dall’altro dotare le isole hawaiane di una nuova rete di distribuzione per rifornire di energia le auto elettriche, che si prevede siano pronte per il mercato a partire dal 2011. In collaborazione con la società californiana Better Place, la Hawaian Electric Co, la più grande compagnia pubblica dello Stato, doterà le isole Hawaii di una rete di rifornimento in tutto e per tutto analoga agli attuali distributori di benzina, capace di 70-100 mila punti vendita. Nel senso che gli automobilisti arriveranno al distributore e per fare il pieno attaccheranno la spina della batteria all’apposita colonnina.

Le isole Hawaii saranno cosi il primo stato al mondo ad intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile e si spera che sia da esempio per altre nazioni che hanno quantità di emissioni di gas serra molto più significative.

 

 

Il vapore acqueo è il più abbondante gas-serra presente sulla Terra, ma quale sia l’entità del suo contributo al fenomeno del riscaldamento globale è oggetto di molti dibattiti.

Ma gli ultimi dati NASA, ricevuti dai satelliti, hanno confermato l’ipotesi che questo gas è il maggior responsabile del “global warming”.

I satelliti, infatti, ne hanno misurato la quantità presente nella bassa atmosfera, con una precisione mai raggiunta prima, ed hanno stabilito che il suo contributo all’aumento della temperatura media globale è almeno il doppio di quello causato dalla CO2.

L’effetto sul clima di questi due gas sarebbe, in realtà, strettamente legato, poiché l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, aumenterebbe la temperatura media del pianeta; di conseguenza ad una maggiore temperatura, è associata una maggiore evaporazione e, quindi, ad una aumento della concentrazione di vapore acqueo.

Da tutto questo gli scienziati NASA hanno confermato l’ipotesi che i gas-serra e il vapore acqueo sono legati strettamente.

Il contributo del vapore acqueo alla cattura della radiazione termica è stato poi precisamente misurato ed è risultato essere di 2 watt d’energia per metro quadrato di superficie terrestre.

Questo numero che ad un primo sguardo sembra davvero esiguo si traduce però in un’energia enorme se si prende in considerazione l’intera superficie del pianeta.

Da questa misurazione è stata confermata l’ipotesi dei modelli precedenti, in altre parole che il ruolo del vapore acqueo è fondamentale nell’aumento della temperatura media del pianeta e che sta realmente accadendo quanto previsto dagli scienziati.

 

L’immagine sotto mostra le aree della Terra ( in blu ) dove è stata rilevata la maggior concentrazione di vapore acqueo.

Si nota cosi che le le aree piu interessate allo sviluppo di questo gas, sono quelle equatoriali e tropicali ( fonte NASA ).

 

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Pubblicato da: thomas | novembre 21, 2008

LA STORIA DEL PETROLIO – VIDEO

Pubblicato da: thomas | novembre 21, 2008

In soli 100 anni l’uomo ha prodotto CO2 come la natura in 7000

In soli 100 anni l’uomo ha prodotto cosi tanta CO2 quanto il nostro pianeta ne avrebbe prodotta naturalmente in 7000.

L’attuale concentrazione di anidride carbonica, nell’atmosfera, si attesta infatti intorno alle 370 parti per milione.

Questo preoccupa molto scienziati e studiosi in quanto nell’ultimo milione di anni la concentrazione di anidride carbonica non ha mai superato i 300 ppm.

Questi dati allarmanti emergono nell’ambito della ricerca EPICA ( European Project for Ice Coring in Antarctica) al quale hanno partecipato dieci nazioni europee, con finanziamenti nazionali e della Comunità Europea.

 

I dati emersi da una serie di carotaggi, del ghiaccio antartico, hanno evidenziato che la concentrazione media di anidride carbonica si attesta intorno ai 180 ppm nelle ere glaciali e non oltre i 300 ppm nelle ere interglaciali.

Secondo questi studi la temperatura media della Terra è aumentata di 1 grado in soli 100 anni invece che nei 5000 previsti.

Un cambiamento cosi rapido preoccupa molto gli scienziati, anche tenendo in considerazione che l’aumento previsto delle temperature, sarà, nel prossimo secolo, compreso tra i 2 e i 5 gradi.

 

 

dati aggiornati,sulle variazioni della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera:

http://climate.jpl.nasa.gov/

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