Pubblicato da: thomas | novembre 16, 2008

Il programma ambientale del governo Berlusconi?!

In giorni di grandi cambiamenti negli Stati Uniti, nei giorni di Barack Obama e del “ change we can” e, specialmente per quello che riguarda questo blog, del cambiamento dal punto di vista delle politiche ambientali; come non pensare ai cambiamenti in atto a casa nostra?!….

 

…ma quali cambiamenti ci sono in atto in Italia?!

 

Ho trovato nel sito ufficiale di Barack Obama un’ampia e precisa sezione riguardante le politiche ambientali del nuovo presidente neo-eletto, con tutti i punti pienamente sviluppati, l’entità economica degli investimenti, le modalità e i settori d’investimento.

 

Lo stesso Obama ha dedicato lunghi ed appassionati dibattiti sull’argomento fonti di energia rinnovabili e dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio; indicandoli come uno degli obiettivi principali del suo mandato presidenziale.

 

Dall’altra parte ho controllato il programma elettorale di Forza Italia “7 missioni per il futuro dell’Italia “.

Non solo non c’è una sezione dedicata alle politiche ambientali, ma i pochi punti riguardanti l’argomento ( ho trovato solo 4 punti e niente riguardante azioni concrete per diminuire le emissioni di gas serra ) sono confusi, sparsi qua e là per il programma, poco spiegati e pieni di molta retorica.

Inoltre non ricordo un solo minuto in dichiarazioni pubbliche e televisive, speso dal primo ministro Silvio Berlusconi, riguardante questo argomento.

 

Che la tutela dell’ambiente e la lotta al riscaldamento globale non siano gli obiettivi principali di questo governo?!…

 

 

 

FONTE: “7 missioni per il futuro dell’Italia”     Priorità del programma di Forza Italia.

 

 

Promozione e incentivazione della raccolta differenziata e della

realizzazione di termovalorizzatori per lo smaltimento dei rifiuti solidi

urbani nelle regioni deficitarie.

 

Incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente

di energia, alle fonti rinnovabili: dal solare al geotermico,

dall’eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani e all’idroelettrico

 

Introduzione della destinazione di un “5 per mille” per l’ambiente;

 

Realizzazione di strumenti di tutela del suolo e delle acque

per una razionalizzazione della gestione delle risorse

e per la prevenzione dei disastri idrogeologici,

fatte salve le competenze regionali

 

7missioni

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I punti fondamentali del programma ambientale e di sviluppo energetico degli Stati Uniti del neo-presidente eletto Barack Obama:

 

 NEW ENERGY FOR AMERICA:

creare, in 10 anni, 5 milioni di nuove figure lavorative strettamente connesse allo sviluppo di energia pulita investendo 150 miliardi di dollari per catalizzare gli investimenti di imprese private.

– In 10 anni ridurre il consumo di petrolio in una quantità pari a quello che attualmente gli Stati Uniti importano da Arabia Saudita e Venezuela messe insieme.

-immettere sul mercato almeno 1 milione di auto ibride, di nuova tecnologia, entro il 2015.

-assicurasi che il 10% dell’energia prodotta negli Stati Uniti provenga da fonti rinnovabili entro il 2012 e il 25% entro il 2025.

ridurre le emissioni di anidride carbonica del 80% entro il 2050

 

scopri tutti i punti del programma elettorale di Obama sulla sezione dedicata, del suo sito web:

http://my.barackobama.com/page/content/newenergy

 

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Pubblicato da: thomas | novembre 11, 2008

le maldive rischiano di sparire?!…compriamoci una nuova casa!

dsc00968Le Maldive sono intenzionate a creare un fondo per potersi così comprare una nuova patria nel caso in cui l’oceano Indiano dovesse per davvero sommergere l’arcipelago, causa riscaldamento globale, come indicano molte previsioni.

L’ha dichiarato il nuovo presidente, del piccolo arcipelago di isole dell’Oceano Indiano, Nasheed, che ha anche dichiarato:

Non vogliamo lasciare le Maldive, ma non vogliamo nemmeno diventare profughi e vivere per decenni nelle tende”.

Le Maldive diventano cosi la prima nazione al mondo a creare un fondo sovrano per prevenire i danni del global warming, i quali, nel piccolo arcipelago, potrebbero essere devastanti, considerando l’altezza media delle isole, sul livello del mare, di 1,5 metri.

Il fondo avrà le stesse caratteristiche dei fondi già messi in piede da alcuni paesi del medio oriente grazie al petrolio, ma nel caso delle Maldive i finanziamenti saranno ricavati dal turismo che in questa nazione costituisce una fonte di ricchezza davvero molto consistente.

Le Maldive hanno preso in considerazione questa idea quando hanno visto gli eventi che hanno coinvolto la piccola isola di Ontong Java nello stato-arcipelago delle Isole Salomone, nel Pacifico, la quale è stata in parte sommersa ed è diventata, di fatto, inabitabile.

Le previsioni sono che entro il 2015 la stessa isola ed alcune delle vicine dovrebbero sparire completamente.

 

Quello che succede alle Maldive e ad alcune isole del Pacifico non è un fenomeno lontano, che non interessa il mondo occidentale e nazioni come l’Italia.

È solamente un campanello d’allarme che ci avverte che probabilmente un giorno non cosi lontano anche molte altre nazioni, compresa la nostra, potrebbero trovarsi con migliaia di sfollati da gestire.

Sono infatti minacciate molte aree costiere del nostro paese, come il delta del Po’.

Trovarci a gestire situazioni simili a quelle delle Maldive è solo una questione di tempo.

 

 

controlla quali aree del pianeta sono minacciate dall’innalzamento dei mari con la speciale sezione della NASA “time machine” :

http://climate.jpl.nasa.gov/

Dai un occhiata se anche tu avrai bisogno di comprare una nuova casa con google flood:

http://flood.firetree.net/

 

Pubblicato da: thomas | novembre 2, 2008

un oceano blu al polo nord?!

La banchisa polare artica si ritira in estate e si espande in inverno da milioni di anni; ma nei prossimi anni quest’immutabile evento potrebbe non verificarsi più.

Negli ultimi 30 anni la banchisa polare artica è diventata sempre più sottile e la sua estensione estiva ha raggiunto nel 2007 il record d’estensione ( 3 milioni di chilometri quadrati contro i 7 milioni degli anni ’80 ).

Lo scienziato della NASA, Josefino Comiso, commenta questo evento:

“ Una minore superficie ghiacciata significa più superficie di mare aperto esposta ai raggi solari.

Poiché la bianca superficie del ghiaccio riflette i raggi solari nello spazio, e, viceversa, il mare assorbe la radiazione proveniente dal sole; il risultato è che abbiamo più energia immessa nel sistema”.

 

Josefino ci spiega che l’aumento della temperatura al Polo Nord avrebbe innescato un effetto a catena, che aumenterebbe la velocità di scioglimento dei ghiacci semplicemente perché la quantità di superficie marina, esposta ai raggi solari, sarebbe maggiore che in passato.

 

 

 

 

 

 

 

 Due immagini del Mar Glaciale artico: mettono in evidenza quanto sia diminuita l’estensione della banchisa ghiacciata.

Nell’immagine sotto l’estensione nel 1979, sopra nel 2003.

 

 

Nel 2008 l’estensione dei ghiacci invernali era vicina alla normalità, ma queste nevi erano nuove e poco spesse, e si sono sciolte con semplicità all’arrivo dell’estate toccando il secondo record storico d’estensione della banchisa ghiacciata ( dopo di quello del 2007 ).

 

“Quello che potrebbe succedere è di perdere il ghiaccio tutto insieme e di avere un oceano blu al posto dell’artico!” dice Comiso.

“ Se perdiamo il ghiaccio del polo questo creerà sicuramente moltissimi problemi ambientali, non solo nell’artico ma su tutta la Terra!”

 

E se lo dice lui, non c’è da stare allegri….

 

Pubblicato da: thomas | ottobre 30, 2008

La Cina produce la stessa quantità di gas serra degli USA

L’ultima preoccupante dichiarazione del governo cinese: “la Cina non è più un paese povero e produce la stessa quantità di gas serra degli Stati Uniti”.

Dopo quest’ultima dichiarazione il resto del mondo ha replicato asserendo che, se la Cina ha perso lo status di paese in via di sviluppo allora deve adottare delle politiche più occidentali per quanto riguarda produzione di CO2 e politiche ambientali.

 

Cosa hanno risposto i cinesi?!

“Gli stati occidentali hanno iniziato ad inquinare prima di noi e dovrebbero pensarci prima loro”.

Inoltre, dicono i cinesi, sarà davvero difficile, per il paese, applicare una politica di diminuzione delle emissioni di anidride carbonica in un prossimo futuro.

 

Se la Cina e gli altri paesi in via di sviluppo non vogliono prendere in considerazione politiche d’abbattimento delle emissioni di gas serra, se gli USA continuano a portare avanti una politica di scarso interesse ambientale, e se alcuni paesi dell’unione europea (tra cui l’Italia!) rifiutano di prendere in seria considerazione questo problema; c’è da chiedersi cosa sarà del pianeta?!.

 

Pubblicato da: thomas | ottobre 29, 2008

STOP GLOBAL WARMING!!!

Pubblicato da: thomas | ottobre 29, 2008

WWF lancia l’allarme: è recessione ecologica

“Entro il 2035 avremo bisogno di una altro pianeta!” è l’ultima dichiarazione del WWF.

Da un ultimo studio è infatti emerso che la domanda umana di risorse naturali ha superato di 1/3 le reali possibilità del pianeta di essere sostenute; in poche parole i consumi procapite sono troppo alti.

Lo studio del WWF chiamato Living Planet Report 2008 prende in considerazione tre diversi indici:

-INDICE DELL’IMPRONTA ECOLOGICA: è la domanda di risorse dell’umanità sulla natura

– IMPRONTA IDRICA: il consumo di acqua per la produzione di beni e servizi

– INDICE DEL PIANETA VIVENTE: è la biodiversità di specie sul pianeta

Per quanto riguarda il primo indice, ovvero l’impronta ecologica, a pesare maggiormente sulla bilancia è la produzione di anidride carbonica, la quale, fa salire la domanda di risorse naturali che viene misurata in ettari pro capite.

Lo studio riferisce infatti che la capacità massima di sostentamento globale è di 2,1 ettari per abitante, ovvero ogni singolo individuo al mondo, per le sue esigenze, ha la possibilità di sfruttare 2,1 ettari del pianeta ( sono inclusi nel calcolo, non solo terreni coltivabili, ma anche foreste per la produzione di ossigeno, oceani e molto altro).

Da questo ultimo studio è emerso che l’impronta ecologica globale ha raggiunto i 2,7 ettari pro capite; ciò significa che l’umanità sta sfruttando più di quello che la natura possa rigenerare e avrebbe già da oggi bisogno di circa 1/3 di pianeta in più!

In questa classifica il paese più “sprecone” è gli Stati Uniti con un consumo di ben 9,4 ettari procapite (significa che se ogni abitante della terra consumasse come un americano avrebbe bisogno di quasi 5 pianeti per sopravvivere!).

L’Italia si colloca al 24/o posto con un consumo di 4,8 ettari.

Se non s’interverrà subito per diminuire questo valore subiremo, a breve, disastri ben più grandi di una crisi finanziaria.

 

Pubblicato da: thomas | ottobre 28, 2008

La mappa dell’anidride carbonica

 

Il satellite artificiale Aqua della NASA ha fornito agli scienziati una mappa dettagliata della distribuzione dell’anidride carbonica nella bassa atmosfera terrestre (fino a 8 km della superficie del pianeta), la quale contribuisce direttamente all’effetto serra.

 

I dati emersi hanno rivelato che la concentrazione di anidride carbonica sarebbe maggiore nell’emisfero boreale, e distribuita in fasce ben delimitate ( ad esempio tra il trentesimo e il quarantesimo parallelo nord).

 

La causa di tutto questo, secondo gli esperti, sarebbe da attribuire alle maggiore presenza di terre emerse e quindi di civilizzazione dell’emisfero nord e la maggiore concentrazione di anidride carbonica andrebbe a collocarsi proprio sopra la ben documentata fascia di inquinamento dell’emisfero boreale.

Dallo studio è comunque emerso chiaramente che l’anidride carbonica prodotta in un luogo viene trasportata dai movimenti atmosferici in tutto il pianeta.

Pubblicato da: thomas | ottobre 27, 2008

La macchina del tempo dei cambiamenti climatici della NASA

Vuoi conoscere gli ultimi dati della NASA riguardanti i cambiamenti climatici?!

 

Visita il sito:

 

http://climate.jpl.nasa.gov/

 

In questa speciale sezione del JPL ( jet propulsion laboratory ) potrai conoscere gli ultimi dati e vedere speciali animazioni riguardanti:

 

         variazione del livello dei mari

         variazione della quantità di CO2 nell’atmosfera

         variazione della temperatura globale

 

Inoltre il Jpl ci fornisce una sua speciale macchina del tempo ( Climate Time Machine ) per verificare quali sono stati i cambiamenti climatici sul nostro pianeta dall’inizio della rivoluzione industriale fino ad oggi.

 

Davvero da non perdere!

 

Pubblicato da: thomas | ottobre 26, 2008

Il simbolo del global warming

Esattamente come il “panda” è diventato, per ovvi motivi, come la vulnerabilità e il continuo rischio d’estinzione, il simbolo del W.W.F e della sua lotta per la protezione della natura e delle specie viventi che la popolano; l’orso polare sta diventando il simbolo del global warming.

 

Questo magnifico animale che popola solamente le regioni artiche dipende completamente, per la sua alimentazione, dal ciclo stagionale d’espansione e di ritiro della banchisa polare artica.

In questi ultimi anni, estati particolarmente calde e lunghe hanno abbreviato i tempi di

ritiro della banchisa, lasciando sempre meno tempo a questi animali per cacciare la loro preda preferita e la loro principale fonte d’alimentazione; le foche.

Inoltre l’orso polare si è evoluto per sopravvivere alle temperature più rigide della Terra e il suo folto mantello poco si adatta alle relativamente alte temperature registrate negli ultimi anni, nel suo territorio naturale.

Questo sta causando un’eccezionale moria d’esemplari, che muoiono di fame o affogano nuotando in mare aperto alla disperata ricerca della banchisa ghiacciata.

 

Se il riscaldamento globale come previsto porterà in tempi relativamente brevi alla scomparsa dei ghiacci del Circolo Polare Artico il destino di questo magnifico e possente animale sarà inevitabilmente l’estinzione.

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